Il primo problema riscontrabile nell'approccio a progetti che riguardano il territorio è la definizione di un obiettivo: qual è quello di un territorio? La risposta può sembrare immediata: costruirsi, migliorarsi, crescere. Più difficile è capire come questo processo prende atto, quali sono le realtà coinvolte e come esse si relazionano all'interno delle dinamiche di sviluppo. Forse ha quindi senso parlare non di obiettivo ma di obiettivi, e iniziare a considerarli per quello che sono, realtà potenziali verso le quali tendono le attività progettuali di gruppi di persone diversi.Allo stesso modo ha senso probabilmente iniziare a prenderli "meno sul serio", eliminando le spinte egoistiche ed individualiste. Questo perchè ogni azione di crescita fa necessariamente riferimento ad una collettività, seppure su scale diverse. Un territorio è un organismo complesso all'interno del quale convivono realtà produttive, economiche e istituzionali, affiancate da spinte culturali e sociali. La sfida ambiziosa è cercare di capire in che misura queste realtà, e di conseguenza gli obiettivi che esse si pongono, possano dialogare, confrontarsi, condividere esperienze ed attività. Movimento Manifesto - Agenzia per lo Sviluppo Creativo del Territorio - nasce da queste premesse, senza un vero obiettivo se non quello di "giocare" con creatività sugli obiettivi altrui, inserendosi nelle dinamiche di sviluppo come realtà di supporto. La necessità è quella di riportare i singoli obiettivi ad una dimensione superiore, contestualizzandoli e, di conseguenza, aumentandone il valore. La convinzione è che gli strumenti principi per la progettazione sul territorio, di qualunque natura essa sia (architettonica, paesaggistica, di servizi, di offerta culturale) debbano essere il dialogo con le realtà vicine e il confronto con quelle equivalenti. Linea guida principe in questo processo è lo spostamento della scala di riferimento delle attività di riqualificazione del territorio verso il basso (o nuovi livelli economici, sociali e culturali). Il "basso" in questione non è sinonimo di povertà qualitativa o pochezza culturale; al contrario indica le possibilità da parte del territorio di emergere e di riqualificarsi sfruttando le spinte al suo interno, attraverso la creatività e le possibilità di chi vive il territorio in prima persona quotidianamente.
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